Città, Cultura, Malta

CASA ROCCA PICCOLA: DUE CHIACCHIERE CON NICHOLAS DE PIRO

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Venire in viaggio a Malta, soprattutto durante la bella stagione, non va molto d’accordo con la visita ai musei. Nella mia trasferta, almeno, ho quasi del tutto escluso itinerari storici o culturali. C’è stato, però, un museo, anzi una casa museo, che ha attratto molto la mia attenzione. Il suo nome è Casa Rocca Piccola e, insieme alla Co-Cattedrale di San Giovanni, è stata l’unica tappa culturale che ho toccato, nella capitale maltese.

Casa Rocca Piccola, come vuole ogni palazzo signorile che si rispetti, è collocata sulla via principale di La Valletta: Republic Street.

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Siamo in una casa nobiliare, del XVI Secolo, ancora abitata dall’ultimo discendente della famiglia proprietaria: i De Piro.

Ammetto di esser stata molto fortunata ad essere stata accolta da Nicholas in persona, che mi ha seguita lungo tutto il giro.

Ammetto anche di esserci arrivata di buon ora, quasi a ridosso dell’apertura. Una giusta intuizione, già che per oltre un’ora son stata l’unica visitatrice del museo. Ho potuto gustare tutti gli spazi come meritano, scortata dalla piacevole ed esclusiva compagnia di Nicholas.

Ma cosa c’è di bello da vedere in questa Casa Rocca Piccola?

Beh tutto lo stile nobiliare maltese dell’epoca.

Siamo nelle stanze abitate da una delle famiglie più importanti dell’isola. E siamo anche in una delle poche case con annesso giardino. A quanto pare la cosa non era così diffusa a quei tempi.

Proprio dal giardino è iniziata la mia visita guidata a Casa Rocca Piccola.

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Siamo partiti subito dalle presentazioni. Capisaldi della casa sono, infatti: il pappagallo Kiku, che accoglie tutti i turisti con il suo rauco “Hello“, un rigoglioso albero di arance e l’albero genealogico della famiglia De Piro, al primo piano del palazzo.

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Come se fossi stata accolta nella dimora di un vecchio amico, Nicholas, mi ha mostrato i cimeli più importanti e tutti gli ambienti della casa. Almeno quelle visitabili.

Si parte dall’argenteria. Tante piccole “bomboniere” che son stati grandi pensieri d’amore. Si usava, una volta, corteggiare le donne regalando piccoli ninnoli in argento. Contenitori per balsamo, con decorazioni che richiamavano le intenzioni “romantiche” del corteggiatore. Dal meno impegnativo: mazzolino di fiori”, fino alla più esplicita dichiarazione con due cuori trafitti.

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La casa si sviluppa in un susseguirsi di 12 stanze collegate fra loro.

Si parte dal salotto. Forse quello più serioso, collegato direttamente alla cappella. In realtà, in questa stanza sono diversi i richiami religiosi e nobiliari.

Oltre alla cappella, in cui sono esposti doni ricevuti da importanti figure ecclesiastiche, c’è un’altra chicca che passa completamente inosservata: la cappella mobile.

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Mobile, per due ragioni. La prima perché trasportabile, grazie alla sua compattezza e “richiudibilità“. La seconda perché, quando chiusa, sembra un semplice pezzo d’arredo della sala.

Come altri elementi contenuti nel locale, risale al XVIII secolo, ed è preziosa e “curiosa” anche per le sue decorazioni.

Da non farsi scappare anche altri complementi d’arredo, appositamente realizzati per la famiglia De Piro, come questi splendidi vasi farmaceutici.

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Ancora il ritratto di questa fanciulla di famiglia. Fanciulla, avete capito bene, aveva meno di 20 anni la protagonista del ritratto. Come forse molti sapranno, un tempo, per i nobili era estremamente importante apparire con un incarnato estremamente chiaro. Per questo si faceva uso e abuso di polvere di riso, sia sulla pelle, che sui capelli, per emulare le nobildonne europee che, invece, indossavano la parrucca.

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I tratti più interessanti della casa certo non si esauriscono qui.

Diversi sono ancora i salotti che si susseguono. Alcuni ad uso privato, altri di rappresentanza.

Importante, anche perché esposto in bella mostra, è senz’altro l’invito all’incoronazione della Regina Elisabetta d’Inghilterra, rivolto alla famiglia De Piro.

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Siamo nel periodo coloniale e, pensate un po’, queste son state le bomboniere ricordo dell’evento. Quanto meno sono state allestite al’interno dell’Abbazia di Westminster, per l’occasione.

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Ancora sono da ammirare la sala da pranzo invernale, con decorazioni in stile siciliano, e l’archivio. Diversi i documenti contenuti in quest’ultima sala. Da contratti a lettere private, passando per documenti contabili e notarili.

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Ciò che ha attratto la mia attenzione è stato, però, un libro che raccoglie la collezione di abiti e merletti realizzati nella Casa. L’esempio riportato nella figura è quello della gonna indossata dalla moglie del Primo Ministro maltese. Sfogliando si possono ammirare dei veri e propri capolavori di artigianato tipico locale.

Ancora, la biblioteca del palazzo.

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Qui, a differenza dell’archivio, sono raccolti testi di letteratura, poesia, storia e di stampo più culturale. La parte più interessante è quella che corona le due pareti d’ingresso, con questi dipinti rinvenuti dall’imbarcazione del Gran Maestro e rimasti intatti e uniti per diversi secoli.

A chiudere il tour, che vi ho mostrato molto velocemente, c’è l’ala fresca e primaverile. Questa comprende un salotto, che conserva nella vetrina del tavolino gli utensili in argento utilizzati nell’ospedale dei Cavalieri di Malta.

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Nicholas, a questo proposito, ci ha tenuto a specificare che l’impiego dell’argento, per gli strumenti ospedalieri, è stato quasi miracoloso, anche all’insaputa dei cavalieri stessi. Questi avevano scelto l’argento per mantenere alta la qualità del servizio e degli strumenti utilizzati, ignorando completamente, invece, il potere disinfettante dell’argento stesso.

Nell’ala estiva, c’è, infine, l’ultima sala che visiterete durante il tour: la sala da pranzo per la bella stagione.

Una sola parola: incantevole. Forse tutte le donne, come me, rimarranno incantate dalla cura e ricchezza di dettagli di questa mise en place. Le porcellane, l’argenteria, i pizzi, i merletti e, non da ultimi, questi splendidi finestroni che danno sul giardino e sul famoso albero d’arance, conosciuto all’inizio.

Anche qui non poteva mancare la chicca: il ritratto e la nicchia prospettica ideate dalle figlie di Nicholas, all’insaputa dei genitori. Certamente un tocco di profondità che arricchisce ulteriormente una sala già così piena di dettagli.

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I dettagli, a ben guardare, non mancano in nessuna sala. Questo palazzo, e questa casa, sono un trionfo di oggetti, oggettini, ritratti, preziosi, porcellane. Un’ora certo non basta a passarli tutti in rassegna, come non basta un solo articolo a rendere giustizia alla minuziosa illustrazione del caro Nicholas.

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Certamente un invito a tornarci o a visitarlo, per chi ancora non l’avesse fatto.

Intanto vi siete fatti un’idea sufficiente della cortesia e accoglienza dei titolari, unite al valore ed alla cura degli arredi ed elementi in essa conservati.

Per ora vi lascio, nel prossimo post si torna all’aria aperta e i due passi li faremo fra le vie di Valletta.